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Utilizzo di placche da osteosintesi e membrane in collagene nella rigenerazione ossea

  • D.M.
  • Nov 22, 2017
  • 2 min read

Molto spesso chi si occupa di implantologia si confronta con situazioni di atrofia ossea. Questa condizione può essere così grave da non permettere l’inserimento degli impianti previsti dal piano di trattamento oppure, in alcune situazioni meno gravi, può esserci una quota di osso residua sufficiente a posizionare le fixtures, ma non nel sito ideale dal punto di vista estetico e funzionale. L’inserimento di un impianto in posizione non protesicamente guidata è un compromesso che, in alcuni casi, può essere accettabile, ma non lo è quasi mai, per esempio, nelle zone estetiche e può portare a insuccessi dal punto di vista estetico e\o funzionale. In questi casi la rigenerazione ossea guidata (GBR) può essere un modo per affrontare la sfida che tali situazioni presentano al clinico, pur rimanendo fra le procedure più complesse e difficili. La rigenerazione ossea guidata (GBR) è stata descritta come una tecnica chirurgica utilizzata per incrementare il volume osseo alveolare in zone destinate all’inserimento implantare o attorno a impianti già posizionati

Diverse tecniche sono state proposte per ottenere rigenerazione ossea utilizzando differenti tipi di membrane o barriere e diversi tipi di innesti: membrane non riassorbibili in PTFE rinforzate in titanio, membrane non riassorbibili in collagene, griglie di titanio, innesti a blocco di osso autologo. Ogni tecnica presenta peculiarità legate alle caratteristiche dei materiali usati, ma è stato dimostrato che si può rigenerare tessuto osseo con successo con ognuna di esse. Nessuna di queste tecniche è tuttavia immune da complicazioni, come riportato in letteratura.

Per ottenere in maniera predicibile il successo clinico, ogni tecnica deve considerare 4 principi biologici basilari e l’utilizzo dei vari tipi di barriere e materiali dovrebbe essere finalizzato a permetterne l’attuazione nella particolare situazione clinica che si sta trattando:

  • ottenere e mantenere per il tempo necessario una chiusura per prima intenzione della ferita chirurgica, per permettere ai meccanismi riparativi di avvenire indisturbati da insulti meccanici o batterici;

  • non ostacolare l’angiogenesi. Sono i vasi sanguigni di nuova formazione che permettono l’arrivo delle cellule coinvolte in tutte le fasi della guarigione della ferita fino alla formazione di nuovo tessuto osseo. Ogni situazione generale o locale di danno o di alterata funzione vascolare può impedire il corretto sviluppo di questo delicato processo4;

  • creare e mantenere uno spazio adeguato in cui si possa formare un coagulo, che potrà poi essere sostituito da tessuto di granulazione colonizzabile da cellule osteoprogenitrici;

  • proteggere il coagulo da insulti meccanici: la stabilità del coagulo è un elemento critico nella guarigione della ferita e nella ricostruzione del tessuto osseo

La valutazione dei fattori di rischio, noti per interferire con i processi biologici coinvolti nella guarigione della ferita e nella rigenerazione ossea, è importantissima e nei casi in cui questi non possano essere controllati si devono valutare attentamente le alternative, visto il maggior rischio di fallimento. Tra i fattori di rischio più importanti: presenza di malattia parodontale attiva o non trattata, fumo, diabete non controllato, ogni situazione infiammatoria, ogni condizione che influenzi negativamente il flusso vascolare e l’angiogenesi.

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